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venerdì 8 giugno 2018

# #intervista

INTERVISTA A BEATRICE MARIANI - "Una ragazza inglese"

Hello readers! Ormai, come saprete dai vari social in cui mi seguite, la maturità 2018 è alle porte e per questo motivo non sarò molto presente sul blog! Però conto di farvi leggere un paio di recensioni nuove a settimana, grazie alle mie contributors!
Bando alle ciance, sarò attiva sporadicamente, quindi dire di goderci insieme questo splendido articolo. E non lo definisco splendido perché a pubblicarlo sono stata io, NO, PER NULLA. Ma perché ho avuto il piacere di intervistare Beatrice Mariani, autrice del celebre esordio Una ragazza inglese edito da Sperling&Kupfer.
Pronti a scoprirne di più?





  1. Benvenuta Beatrice su LIVING AMONG THE BOOKS! Com'è nato il tuo esordio? Ma soprattutto come sei riuscita ad arrivare alla Sperling? Raccontaci un po' del tuo percorso editoriale.
E’ una storia lunga: sogno di scrivere da quando sono nata. Ho fatto un primo tentativo oltre 20 anni fa. Ottenni un giudizio incoraggiante da una casa editrice seria, con consigli sensati su cosa modificare per andare avanti. Mi ripromisi di seguirli, ero giovane, certa di avere tutto il tempo del mondo. Invece la vita quotidiana si face sempre più piena e quel testo rimase nel cassetto. Soltanto cinque anni fa decisi di provare ancora, ma quella storia era ormai troppo “lontana”.  Ricominciai con un‘altra: una storia di amore, amicizia e formazione. La feci leggere a Michela Gallio, una giovane editor che stimavo molto e che mi diede fiducia. Fu lei a indirizzarmi verso agenti ed editori. Anche stavolta giudizi incoraggianti, ma nessuna proposta definitiva, anzi infiniti suggerimenti di modifica e riscrittura, che finirono col confondermi. Misi anche questo secondo testo nel cassetto, stavolta con grande dolore (non è facile per niente, ci avevo lavorato un paio di anni). Non avevo intenzione di mollare, ma sentivo di dover fare qualcosa di diverso. Fu così che ebbi l’idea di ispirarmi ad un classico, che è appunto Jane Eyre di Charlotte Bronte. Una ragazza inglese è una storia del tutto autonoma da quel meraviglioso romanzo ottocentesco, ma in qualche modo per me è stata una guida (insieme a Michela!). L’arrivo a Sperling lo devo a Loredana Rotundo, la mia agente, che si è innamorata del testo fin dal primo istante e che l’ha proposto con pazienza e convinzione. Quanto lavoro dietro a un “semplice” libro!
  1. A tuo parere, come si sviluppa una trama intrigante e d'effetto? 
Credo occorra un mix tra stile coinvolgente e scorrevole ed eventi inattesi. Ma soprattutto che ci si possa identificare in qualche personaggio, che nella storia ci sia qualcosa che ci appartenga. Anche qualcosa che abbiamo solo sognato e che prende vita proprio tra le pagine di quel libro. Io, ad esempio, consideravo Una ragazza inglese un romanzo più vicino alle corde femminili. Invece ho avuto commenti lusinghieri anche maschili. Mi hanno detto: Jane è la ragazza ogni uomo vorrebbe incontrate. Questo intendo: ogni lettore deve trovare qualcosa di proprio.
 
  1. Un consiglio che ti sentiresti di dare a Jane, la nostra protagonista.
Se c’è qualcuno che non ha bisogno di consigli, è Jane. Lei non lo sa ancora, ma dentro ha risorse inesauribili. Avete fatto caso che, infatti, non ascolta mai nessuno? Non perché sia presuntuosa, ma perché nel suo cuore ha già ogni risposta. Cosa potrei insegnarle io? Mi sentirei solo di dirle: continua così.


  1. Un pregio e un difetto di Edoardo.
Adoro Edoardo, lo confesso. Per Jane non avrei mai voluto qualcuno che non ne fosse degno. Mi arrabbio quando qualche lettrice lo critica dicendo: non vorrei mai finire con un tipo così. Bisogna guardarlo meglio, attraverso gli occhi di Jane. Il suo difetto è l’essere stato superficiale. I suoi pregi, però, sono correttezza e senso di responsabilità. Non è mai ingiusto verso Jane, la rispetta, e saprà riscattarsi. Certo, va aiutato… ma per questo c’è lei!


5. In quale personaggio del libro ti rispecchi di più e perché.
Vorrei essere Jane, coraggiosa e indistruttibile. Non ho più la sua età, ma mi rivedo nella dolcezza, nella passione e nella meraviglia dei vent’anni. In me però c’è anche un pezzetto di Ivana. Tendo a essere molto lucida, a volte impietosa, nel giudicare eventi e persone.

6. Domanda un po' personale... ti è mai capitato di innamorarti, proprio come la protagonista, di un uomo più grande di te?
La mia esperienza è l’opposto: io e mio marito siamo coetanei, compagni di università, insieme da allora. Provare a calarmi, sia pure per finzione, in una dinamica così diversa è stato però molto stimolante. Jane deve fare i conti non solo con il sentimento che la travolge, ma anche con il timore che può incutere un uomo così più adulto e che appartiene a un altro mondo.

7. Convincici, con una frase, perché leggere "Una ragazza inglese?"
Perché spero che oltre a offrire qualche ora di relax, possa lasciare una sensazione di ottimismo e positività. 8. Hai esordito con un potente romance! Scriveresti mai un thriller storico o un giallo?
Magari fossi capace! Sarebbe una bella sfida. Al momento sto lavorando a un altro testo, molto diverso da Una ragazza inglese, una storia di amore più adulto, ma nella vita vorrei sperimentare tutto, perché non un thriller?


9. Quando si legge un romance possiamo imbatterci, delle volte e ci sta, in dei cliché. Tu sei riuscita ad abbatterli, ma cosa ne pensi a riguardo?
Mi auguro di non essere caduta in troppi cliché, anche se anche io so che esistono elementi universali nelle storie d’amore, da Cenerentola in poi. Una lei che parte svantaggiata  ma che scala il mondo e conquista un lui apparentemente inconquistabile, facendoci sognare. Per non banalizzare, bisogna cercare di farne personaggi più complessi, di scavarli, di mostrarli da diverse angolature, di renderli realistici. Di nuovo: farli agire in maniera inaspettata, magari anche evidenziando debolezze.


  1. Cosa rappresenta per te il mondo della scrittura? Raccontaci un po' di Beatrice.
Ho una vita intensa, a tratti caotica, e il difetto di voler fare troppe cose. La scrittura è uno spazio che mi permette di immergermi in altri mondi. Non mi stanca mai, non mi annoia mai, è il mio modo per ricaricarmi. E’ anche un impegno serio che richiede fatica, quindi sono metodica e organizzata. In fondo quando scrivo cerco ciò che cerco quando leggo: conoscere e imparare. E ogni singolo lettore che apprezza il libro mi regala un pezzetto di felicità.

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